Epopea di Gilgamesh

Il percorso tra i viaggiatori dell’Aldilà ci porta in Mesopotamia, per conoscere un viaggio, una purificazione, ossia l’Epopea dell’eroe Gilgamesh.

Mattone di fondazione con iscrizione in lingua sumerica proveniente dall’Iraq (Tello?) della fine del III millennio a.C. Museo d’Antichità, inv. 31378

Il Museo d’Antichità possiede due mattoni di fondazione in argilla che sono ascrivibili a Gudea, re di Lagaš, e sono molto probabilmente riferibili all’Eninnu, il tempio di Ningirsu edificato da Gudea a Girsu (l’odierna Tello, in Iraq).
Sui mattoni è riportata copia della medesima iscrizione di fondazione che celebra i lavori di costruzione e ristrutturazione del tempio a opera del sovrano della città. Si tratta dell’impresa edilizia più nota e celebrata di Gudea che fu molto attivo come costruttore. Questa versione dell’iscrizione è la più diffusa: sono noti altri 33 esemplari su mattoni, oltre a numerose copie su altro supporto come coni d’argilla, perni di porta, tavolette di pietra e diorite e blocchi di calcare, per un totale di 1.173 esemplari dell’iscrizione.

L’Epopea dell’eroe mesopotamico Gilgamesh, Re di Uruk, narra come egli prega gli dei affinché liberino per una volta lo spirito del suo più caro amico Enkidu. Da lui vuole sapere come sia il mondo degli inferi e quale sorte attenda gli uomini dopo la morte. Il dio Ea accoglie la sua preghiera, ma l’incontro tra lo spirito di Enkidu e Gilgamesh sarà devastante.
Il mondo dell’oltretomba è definito «Casa della Polvere», un luogo desolato e spaventoso, dominato dall’assenza di luce e dalla polvere: il cibo è polvere, il pane è argilla.
Tutti gli uomini indistintamente fluttuano nel nulla, infatti non vi esiste giudizio, nessuno viene premiato o punito a seconda di quanto compiuto in vita. La tristezza e la nostalgia della vita terrena accomuna ogni anima, da quella del giusto a quella del malvagio. Tutto perde valore ed è destinato all’oblio. L’unica cosa che può dare sollievo a questi spiriti muti è il ricordo dei loro cari: chi ha più figli soffrirà meno dopo la morte, perché avrà più persone che lo ricorderanno e lo onoreranno.
La morte dell’amico Enkidu è sconvolgente per Gilgamesh perché lo porta a rendersi conto della sua stessa mortalità.

La versione più completa di questa epopea è quella Babilonese che sembrerebbe risalire al XII secolo a.C., tuttavia il nucleo dell’opera risalirebbe sino al IV millennio a.C.

Cose dell’altro mondo: l’inferno degli antichi

L’omaggio del Museo d’Antichità “J.J. Winkelmann” a Dante Alighieri, a 700 anni dalla morte, è un’indagine sulle sue fonti: a chi si è ispirato? Un percorso in tredici tappe tra alcuni reperti delle ricche collezioni archeologiche del museo collegabili agli dei e ai personaggi che hanno compiuto il viaggio nell’al di là.